Per MELISSA insieme oggi in piazza Unita’ ore 19 con il Sindaco alla manifestazione organizzata da Libera e dal Tavolo della Pace / za Melisso vsi skupaj danes ob 19.00 na trgu Unità z županom na manifestaciji, ki jo prirejata Libera in Omizje miru
Per MELISSA insieme oggi in piazza Unita’ ore 19 con il Sindaco alla manifestazione organizzata da Libera e dal Tavolo della Pace / za Melisso vsi skupaj danes ob 19.00 na trgu Unità z županom na manifestaciji, ki jo prirejata Libera in Omizje miru
Il Piccolo, 18/5/2012, p. 36
L’Intervento di Štefan Čok*
Il dibattito sul riassetto amministrativo della città di Trieste e del suo immediato entroterra ha in realtà dietro di sé una lunga tradizione.
Appare forse interessante, non volendo naturalmente fare paragoni grossolani, ricordare il periodo in cui il consiglio comunale di Trieste riunì in sé anche le funzioni di Dieta provinciale, nell’ultimo scorcio della Trieste asburgica. Periodo che a dire il vero, pur collimando con la fase di maggior crescita economica della città coincise anche con un momento di forte conflittualità fra la città propriamente detta ed i suoi dintorni, aventi pochissima voce in capitolo date la loro ridotta importanza economica e soprattutto demografica in occasione delle grandi scelte strategiche per la città.
La situazione odierna vede la città di Trieste prevalere in maniera assolutamente schiacciante dal punto di vista demografico, ma un’importanza geografica ed economica dei territori dei comuni minori ben diversa dal passato, basti pensare ai collegamenti (autostrada e ferrovia verso l’Italia transitanti per il comune di Duino-Aurisina, collegamenti con la Slovenia interna passanti per il comune di Sgonico, territorio del comune di Dolina interessato dall’asse Trieste-Fiume e, seppure indirettamente in termini di impatto ambientale, dalle ipotesi di raddoppio ferroviario Capodistria-Divaccia, comune di Muggia attraversato oggi dall’autostrada per Capodistria e auspicabilmente domani dalla ferrovia verso la stessa città nonché direttamente interessato alla questione del porto). Una situazione di interdipendenza quindi, dove il grande centro urbano (Trieste) non può pensare di svilupparsi se non in armonia con le comunità che lo attorniano e attraverso le quali transitano tutte le arterie vitali.
È questa, al fondo, la questione che dovrebbe essere risolta dall’annoso dibattito sui ruoli del comune capoluogo, della provincia, degli altri comuni, della più volte prospettata città metropolitana. Come evitare cioè di creare sovrapposizioni di competenze e come allo stesso tempo dare alle diverse istanze (“peso” demografico di Trieste, collocazione “strategica” degli altri comuni, identità anche molto radicate che distinguono fra di loro questi territori, ecc.) un riconoscimento tale da farle sentire partecipi dei processi decisionali. Una città metropolitana o anche un comune di Trieste allargato che ritenessero di poter governare l’intero territorio provinciale ignorando questi fattori in funzione del semplice calcolo demografico produrrebbero, alla lunga (termine con cui si intendono i decenni, aldilà dei colori delle amministrazioni: la logica decennale è infatti l’unica sensata quando si parla di riforme così strutturali), l’unico prevedibile risultato di creare dinamiche conflittuali più che di coesione.
La sfida sta quindi nel trovare assetti tali da “tenere” assieme queste diverse necessità. È una sfida che, provocatoriamente, potrebbe portare a chiedere, nel caso di abolizione “secca” dell’ente Provincia così come esistente oggi se il nuovo ente che ne assumerebbe i compiti verrebbe ad avere (aldilà della denominazione) caratteristiche tali da far dire che in realtà… abolendo la Provincia si sarebbe abolito nei fatti il Comune maggiore, assorbito dal compito più ampio e complesso di gestire un territorio ed un problema più vasti! Il nuovo ente infatti per poter funzionare adeguatamente avrebbe necessità di garantire determinate forme di autonomia gestionale alle sue articolazioni territoriali inferiori, specie se extra-cittadine; adeguata e non residuale rappresentanza politica alle realtà demograficamente limitate ma strategicamente importanti esterne alla città; adeguata sensibilità e comprensione delle diverse identità del territorio; adeguata capacità, infine, di mediare gli inevitabili elementi conflittuali che si scatenano nelle dinamiche di sviluppo di una città e del territorio che le sta attorno. Tutte caratteristiche che all’uditore odierno fanno venire in mente prima un’idea di “Provincia” che di “Comune”.
La sfida, al fondo, è sempre quella: come cioè coniugare la forte tradizione del municipalismo triestino con la necessità di non relegare in secondo piano le altre realtà.
Sfida non facile, ma che può essere vinta partendo dalla capacità dei diversi attori politici di portare sul tavolo le diverse proposte poiché Trieste non può certo pensare di ragionare sul suo futuro assetto astraendo da cosa sarà in futuro da un lato dell’area dell’attuale provincia di Gorizia e dall’altro del vicino territorio sloveno del Carso e di Capodistria.
*Consigliere Provinciale Pd Componente esecutivo provinciale Pd
La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. […]L’Europa non è stata fatta e abbiamo avuto la guerra. L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. Con queste parole, tanto ispirate quanto concrete, Robert Schuman, ministro degli esteri di Francia, iniziava il suo storico discorso di Parigi del 9 maggio 1950. Oggi ci troviamo a commemorare l’anniversario di quella dichiarazione che ebbe tante positive conseguenze. Mi pare che ci siano alcuni elementi di riflessione che vale la pena di ricordare. Intanto vorrei qui ricordare un altro documento, quel Manifesto di Ventotene, che scritto nel momento in cui più profondo era l’abisso in cui l’Europa si trovava, non esitava a tracciare una via di speranza, di fiducia e di profonda convinzione nella possibilità di fare del continente un qualcosa di totalmente nuovo, delineando quell’ipotesi di federalismo europeo che appare ancora oggi di così grande attualità e di così difficile reale applicabilità. Manifesto di cui abbiamo festeggiato l’anno scorso il 70° anniversario e che deve ancora oggi ispirarci per la capacità che i suoi estensori dimostrarono di non perdere di vista l’orizzonte, di non trascurare l’obiettivo di lungo periodo pur nella difficoltà del momento che stavano vivendo, trovando anzi proprio nell’ideale di futura realizzazione le energie per poter contribuire alla risoluzione della drammatica crisi in cui si trovavano. Noi oggi non ci troviamo, anche grazie alla costruzione europea che ha garantito la pace, in una situazione così terribile come quella in cui vissero Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri. Dovremmo però chiederci dove siano oggi gli Spinelli, i Rossi e gli altri di cui avremmo tanto bisogno. Devo dire, purtroppo, che non ne vediamo molti in giro. Non posso inoltre non ricordare, ciò deve far riflettere soprattutto noi data la parte d’Europa in cui siamo, che alcuni dei più grandi fautori dell’idea europea, mi riferisco allo stesso Schuman ma anche al trentino De Gasperi, nacquero in quelle parti d’Europa che più risentirono dello scontro nazionale. Statisti che compresero come il futuro dell’Europa non potesse dipendere dalla sopraffazione di una nazionalità sull’altra ma dalla collaborazione, specie in considerazione delle tante parti d’Europa, noi dovremmo esserne particolarmente consapevoli, dove è difficile definire dove finisca una comunità e dove ne inizi un’altra. Noi conosciamo i grandi meriti dell’Europa: l’Europa della pace, che ha posto fine a conflitti secolari, l’Europa dell’Erasmus, che ha consentito a tante migliaia di giovani europei di vivere un periodo all’estero, di conoscere altre realtà e di superare i preconcetti del passato; l’Europa di Schengen, della possibilità di spostarsi liberamente fra gli stati membri, l’Europa dell’omologazione normativa, per cui le procedure sono se non uguali simili in tutti gli stati membri, l’Europa ancora dei progetti transfrontalieri. Oggi l’Europa vive una crisi profonda che non è solo finanziaria o economica. È una crisi di prospettiva, di mission diremmo con un termine che va di moda oppure, adottando forse termini più semplici, di cosa dovrebbe fare da grande. Un’Europa che troppo spesso appare come una costruzione burocratica, asettica, lontana dalle esigenze dei cittadini. Ciò mi appare inevitabile, nel momento in cui non si ha il coraggio di compiere il passo che appare tanto necessario quanto ineluttabile e che ciononostante non si compie. Mi riferisco all’Europa politica. Discutere del fatto che l’Unione Europea a livello politico esista o meno può apparire un ragionamento astratto. Forse è il caso quindi di renderlo un po’ più concreto con qualche esempio. Nel 2008 si tennero le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Nelle case di chiunque seguisse anche con un minimo di interesse l’attualità politica si discuteva di Ohio, di Pennsylvania, di Florida, di Democratici e Repubblicani, sentendo un vivo interesse per una competizione elettorale che sicuramente non ci riguardava direttamente, pur avendo chiaramente grandi ricadute anche se di noi. Ricordate forse lo stesso livello di interesse per le elezioni del parlamento europeo di un anno dopo, nel 2009? Ovviamente no. Al cittadino medio dell’Unione, quello che non legge tre quotidiani ma che magari semplicemente guarda un telegiornale la sera, avreste potuto probabilmente prima chiedere quanti delegati in più avesse Obama rispetto a McCain piuttosto che chi avesse la maggioranza al parlamento europeo, se i conservatori o i progressisti. Peggio ancora sarebbe andata se gli aveste chiesto a quale raggruppamento politico europeo si richiamavano i vari partiti nazionali che aveva trovato sulla scheda elettorale. Per fare un altro esempio penso che anche facendo un rapido sondaggio fra i presenti per capire a quali famiglie politiche europee facciano capo i nostri partiti, chi sia in questo momento a capo di queste famiglie e cosa esse pensino della crisi in corso non ne ricaveremmo probabilmente un quadro molto esaltante. Sembrano ragionamenti astratti. Per chi fa politica in qualche regione interna di uno qualsiasi dei paesi dell’Unione forse lo sono, effettivamente. Ma per chi vive in prossimità di un altro stato dell’Unione sono discorsi molto concreti, perché significa sapere, per esempio, chi potrebbe essere tuo interlocutore politico, avendo gli stessi riferimenti ideali e programmatici, appena qualche chilometro lontano da dove vivi. La debolezza politica dell’Unione Europea rappresenta uno dei principali problemi nella situazione attuale ed è una debolezza che non potrà essere risolta solo dai governi ma anche dalla capacità delle forze politiche di saper iniziare a immaginare (ciò che in parte lo si fa), creare (e anche qui qualcosa c’è) e soprattutto far vivere sul territorio politiche, scelte, traguardi europei che siano comprensibili e valutabili da parte dei cittadini. Fare cioè in modo che quando fra due anni si terranno le prossime elezioni per il Parlamento Europeo esse non diventino l’ennesimo test sui rapporti di forza politici interni ai singoli stati ma una vera occasione di confronto fra diverse visioni dell’Europa. Noi però non possiamo incidere più di tanto sulle grandi questioni che ho citato in precedenza. Possiamo però, ciascuno nell’ambito delle proprie disponibilità, possibilità e volontà, lavorare per rafforzare l’Europa nel nostro quotidiano. Sono profondamente convinto di un fatto: solo chi ha vissuto in un’area di confine, specie se si è trattato di un confine come il nostro, può capire fino in fondo quanto l’Europa possa realmente incidere molto ed in positivo, anche sulla vita quotidiana dei suoi cittadini. Solo chi vive in un’area come la nostra può apprezzare fino in fondo il significato del fatto che le giovani generazioni abbiano normalmente e non come singolare eccezione amici francesi, tedeschi, serbi, sloveni, italiani, croati, polacchi e di tutte le altre nazionalità europee, che facciano già parte dell’Unione oppure che siano ancora in attesa di unirsi a questo grande progetto. Possiamo, anche e soprattutto, sforzarci di superare le generalizzazioni, gli stereotipi ed i facili giudizi. Ricordandoci sempre che il nostro interlocutore, prima ancora che essere Italiano, Sloveno o appartenente a qualsiasi altra comunità, è un individuo, con le sue idee, i suoi pregi, i suoi difetti e come tale va valutato, non associando ciò che lui ci dice al pensiero “Gli Sloveni pensano questo” o “Gli Italiani hanno detto quest’altro”. Facciamo in modo che perlomeno in queste parti del continente la Festa dell’Europa non sia una ricorrenza ripetuta meccanicamente una volta all’anno. Il modo migliore che abbiamo di celebrarla è di fare Europa, di dire che più ce n’è meglio sarà, di essere critici quando necessario, rigorosi verso le istituzioni comunitarie e verso noi stessi, di lavorare per l’Europa dei suoi cittadini, dei loro bisogni, delle loro aspettative e delle loro speranze. Non per l’Europa feticcio, accettata acriticamente. Né per l’Europa di circostanza, quella del “siamo tutti europei” salvo poi andare ciascuno per conto proprio. Ma per l’Europa vera, quella sognata dai suoi Padri Fondatori e che continua ad essere, pur con tutti i suoi difetti, pur con tutte le sue lacune, un esempio unico di pacifica unione di popoli diversi su scala continentale. (sledil bo slovenski prevod)
Domani è una giornata importante per l’Europa, infatti si terranno le elezioni in Francia, in Grecia ed anche altrove. è chiaro che la maggiore attenzione è rivolta proprio alla Francia, dove la vittoria di Hollande potrebbe contribuire in maniera fondamentale alla creazione di una credibile alternativa progressista a livello europeo.
Per quanto riguarda le nostre zone vorrei ricordare che domani si terranno fra l’altro le elezioni a Gorizia, ad Aurisina ed altrove. Vi invito a prendervi parte ed a sostenere Cingolani e Kukanja e le liste del Partito Democratico.
Se invece domani mattina sarete da qualche parte intorno a piazza Unità e vedrete un giovane che cerca di raggiungere il traguardo della Bavisela di 7 km con una maglietta a favore dei diritti delle coppie omosessuali, iniziativa a cui ho aderito volentieri, gridategli qualcosa a sostegno. Non andrò più veloce ma sarà lo stesso benvenuto!
Jutri je važen dan za Evropo, saj bodo potekale volitve v Franciji, v Grčiji in tudi drugod. Jasno je, da je največja pozornost prav glede Francije, kjer bi lahko Hollandejeva zmaga bistveno pripomogla k oblikovanju napredne alternative v evropskem merilu.
Kar se naših krajev tiče naj spomnim, da se bodo jutri odvijale med drugim volitve tudi v Gorici in Nabrežini. Vabim vas, da se jih udeležite, podprete Cingolanija in Kukanjo ter listi Demokratske stranke.
Če pa boste jutri zjutraj slučajno kje okoli trga Unità in boste videli fanta, ki skuša doseči cilj sedemkilometrske Bavisele z majico, ki se zavzema za civilne pravice istospolnih parov, pobuda, kateri sem se rade volje pridružil, zakričite kaj v podporo. Ne bom šel hitreje, a bo vseeno dobrodošlo!
Purtroppo la situazione generale è tale che quest’anno davvero non ci sono grandi motivi per festeggiare con ottimismo il 1° maggio. Malgrado tutto è però giusto che proprio a causa della situazione non facile partecipiamo a questa festa, il cui obiettivo finale è proprio quello di sostenere un lavoro dignitoso e giusto per tutti. Quindi proprio a causa di questo momento esclamiamo ancora più forte: VIVA IL 1° MAGGIO!
Na žalost je splošna situacija taka, da letos res ni velikih vzrokov, da bi z optimizmom praznovali 1. maj. Kljub vsemu pa je prav, da ravno zaradi nelahke situacije sodelujemo pri tem prazniku, katerega končni cilj je prav ta, da zagovarja potrebo po dostojnem in pravičnem delu za vse. Torej ravno zaradi tega trenutka vzkliknimo še glasneje: ŽIVEL 1. MAJ!

È per me motivo di grande onore e soddisfazione il poter esser qui con voi oggi a Muggia, città medaglia d’argento al valore militare della Resistenza.
Siamo qui, oggi, tutti assieme, a celebrare ancora una volta il 25 aprile, che si chiama, e non a caso, Festa della Liberazione. In questi due termini, mi pare, troviamo tutti i motivi che ci spiegano perché oggi è ancora giusto celebrarla questa data.
È una Festa: perché in questo giorno celebriamo il giorno in cui, in Italia, si è concluso un lungo, lunghissimo periodo di sofferenza, tragedia, sopraffazione. Ed è una Liberazione: perché in questo giorno noi non festeggiamo il giorno in cui l’Italia è diventata passivamente libera: celebriamo simbolicamente il giorno in cui l’Italia ha voluto dare il suo contributo ad essere liberata.
Non potrò mai sottolineare sufficientemente l’importanza di queste due parole, che devono stimolare la riflessione e l’impegno di tutti noi, indipendentemente da scelte di schieramento politico, ideale, valoriale che possono dividerci oggi. Se noi oggi siamo qui, se possiamo ricordare il passato, discuterne liberamente, confrontare anche le diverse memorie del passato che esistono, specie nelle nostre terre così complesse, è grazie soprattutto all’impegno di chi, democristiano, socialista, comunista, liberale, repubblicano, azionista o anche semplicemente patriota nel più largo e positivo senso del termine decise di dare il proprio impegno, le proprie energie e nel caso estremo anche la vita per donarci la libertà.
Ciò che noi siamo però oggi portati a ricordare è proprio l’impegno di ciascuna di queste persone. Ricordare che la Resistenza non fu combattuta solo da chi, avendone la possibilità, le capacità e la determinazione la visse in prima linea ma anche da chi scelse di non restare indifferente pur potendolo fare, scelse di contribuire, ciascuno a modo proprio, ciascuno nel limite delle proprie possibilità, alla fine di quel periodo tragico. La Resistenza dei macchinisti e dei ferrovieri che nel settembre-ottobre del ’43 rallentavano dove possibile per dar modo ai soldati italiani che sapevano di avere sul convoglio come clandestini di saltare dal treno, fuori dalle città, per evitare i campi di concentramento tedeschi. La Resistenza di coloro fra questi soldati che non riuscirono a sfuggire all’arresto ma alla proposta di entrare a far parte delle forze armate di Salò opposero un netto rifiuto, preferendo subire il dramma dei lager, nei quali furono rinchiusi dai nazisti senza poter godere dello status di prigionieri di guerra e perdendo in molti casi la vita. La Resistenza di chi seppe superare le distinzioni politiche, religiose, sociali, nelle nostre terre anche nazionali, unendo le proprie forze nella lotta per la Libertà. La Resistenza di tutti coloro i quali non furono indifferenti. Ricordare, parafrasando Calamandrei, dove è nata la Costituzione della nostra Repubblica.
È anche questo uno dei grandi messaggi che ci lascia la Lotta di Liberazione: che la sopraffazione trionfa quando i più sono indifferenti. Che quando non ci tocca nel profondo ciò che succede al nostro vicino domani potrà essere il nostro turno. È il messaggio di Bertolt Brecht e ancor prima del pastore protestante Martin Niemoller: Quando i nazisti presero i comunisti, io non dissi nulla perché non ero comunista. Quando rinchiusero i socialdemocratici, io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico. Quando presero i sindacalisti, io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi presero gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
È nostra responsabilità, è responsabilità soprattutto delle giovani generazioni impedire che tutto ciò possa succedere di nuovo. Dico che è responsabilità soprattutto delle giovani generazioni perché esse, non avendo vissuto in prima persona il dramma della dittatura, della guerra, delle tragedie che si verificarono potrebbero essere portate a pensare che tutto ciò non le riguardi, che sia lontano, che non possa succedere più. È già successo in passato. Il centenario che si avvicina della Prima Guerra Mondiale ci deve far riflettere su quanto abbia influito su quella dichiarazione di guerra il fatto che per i precedenti cinquanta anni le grandi potenze europee non fossero state in guerra fra loro, facendo così sbiadire la consapevolezza degli orrori della guerra. Oggi noi siamo portati a pensare che quel tipo di orrori non sia più concepibile, perlomeno non da noi. Anche le notizie che vediamo ogni giorni nei media ci sembrano lontane, come se non ci riguardassero. Ma ci riguardano. Innanzitutto perché se viviamo in un mondo in cui tutto è globalizzato, in cui ci aspettiamo di poter comunicare, interagire quasi in tempo reale con qualsiasi parte del globo non possiamo poi illuderci di poter semplicemente girare lo sguardo per non vedere le cose che non vorremmo vedere. In secondo luogo perché non siamo immuni. L’intolleranza, l’odio verso il diverso, la volontà di sopraffare il diverso non so cose contro le quali si possa sperare di trovare un vaccino che valga ora e per sempre. Sono piuttosto minacce croniche che giornalmente vanno affrontate, prevenute, rintuzzate.
È per questo che bisogna far entrare in contatto le giovani generazioni con la storia e con le memorie, far loro conoscere quegli avvenimenti, coinvolgerli, far loro sorgere domande come “cosa avrei fatto io allora? Come mi sarei comportato? Avrei fatto le mie scelte? Mi sarei assunto le mie responsabilità, verso me stesso e gli altri?” e altre, forse ancora più impegnative perché non declinate al condizionale, delle quali la prima, la più importante e a più impegnativa è “Cosa sto facendo io oggi? Come mi sto comportando? Mi assumo le mie responsabilità, verso me stesso egli altri?”
Si tratta di discorsi che valgono così in generale come nella quotidianità di ciascuno di noi, specie in un territorio come il nostro, che è sempre stato plurale e che proprio per la sua pluralità si è spesso prestato in passato a diventare terreno fertile dell’intolleranza se non addirittura della sopraffazione.
Per molti anni le sofferenze del passato hanno segnato queste terre, condizionandone lo sviluppo ed il futuro. Negli ultimi anni nuove prospettive si sono aperte, territori che per troppo tempo sono stati artificialmente separati tornano a essere un’entità unica, le persone si spostano liberamente. Anche il rapporto con il passato, che per troppi anni è stato motivo di lacerazione, è tornato nell’alveo della normalità, anche per merito di tre grandi presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano, Danilo Turk e Ivo Josipović, che due anni fa hanno voluto dare un grande contributo in prima persona a questo processo. Compito delle istituzioni è quello di proseguire sul percorso tracciato, mantenendo un rapporto corretto con la storia, senza cercare di condizionarla e di piegarla ai propri interessi e badando piuttosto a sostenere tutte quelle iniziative che diano ai giovani la possibilità di farsi le domande che ho ricordato prima. Ad ognuno di noi spetta la nostra dose di responsabilità e di impegno quotidiani. Perché quelle domande, rivolte soprattutto ai giovani, non sono però loro competenza esclusiva. Esse sono altrettanto valide per ognuno di noi. Per chi ritenesse che queste parole, che questi temi non siano più attuali valgono, allora come adesso, le parole di Arrigo Boldrini, medaglia d’oro al valor militare e per lunghi anni presidente dell’ANPI: “Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro..” Questa libertà riconquistata è il dono che lotta di Liberazione ci ha lasciato e che il 25 aprile celebra: facciamone buon uso.
Štejem si v veliko čast in zadoščenje, da sem danes tu z vami v Miljah, mestu, ki je dobilo srebrno medajlo za vojaško hrabrost v Odporništvu.
Smo tu, danes, vsi skupaj, da bi še enkrat proslavili 25. april, ki se imenuje in to ni slučajno, Praznik Osvoboditve.
Gre se za Praznik: ker danes slavimo dan, ko se je v Italiji zaključilo izjemno dolgo obdobje trpljenja, tragedije, nasilne nadvlade. In je Osvoboditev: ker danes mi ne praznujemo dneva, ko je bila Italija pasivno osvobojena: simbolno praznujemo dan, ko je Italija dala svoj doprinos, da bi dosegla Osvoboditev.
Nikoli ne bom dovolj podčrtal važnosti teh dveh besed, ki morata spodbujati razmišljanje in angažiranost vseh nas, ne glede na politične izbire ter na današnje idejne in vrednostne razlike. Če mi smo danes tu, če se lahko spomnimo preteklosti, prosto razpravljamo o njej, obravnavamo različne obstoječe spomine v tem kompleksnem prostoru, se moramo zahvaliti trudu tisith, demokristijanov, socialistov, komunistov, liberalcev, republikancev, članov akcijske stranke ali enostavno domoljubov v najširšem in pozitivnem smislu besede, ki so se odločili, da bodo dali svoj trud, svoje energije, v skrajnem primeru tudi življenje, da bi nam darovali svobodo.
Danes pa se moramo predvsem spomniti truda vsake izmed teh oseb. Spomniti se moramo, da niso sodelovali v Odporništvu le tisti, ki so imeli možnosti, sposobnosti in odločnost, da bi bili v prvi vrsti, temveč tudi vsi tisti, ki so se odločili, da jim ne bo vseeno tudi če bi jim lahko bilo. Odločili so se, da bodo dali svoj doprinos, vsak na svoj način, vsak v sklopu svojih možnosti, da bi se zaključilo tisto tragično obdobje. Odporništvo železničarjev, ki so septembra-oktobra ‘43 upočasnili vlake kjer se je dalo, da bi omogočili italijanskim vojakom, za katere so vedeli da se skrivajo na vlakih da bi skočili iz njih, izven mest, da bi se izognili nacističnim koncentracijskim taboriščem.
Odporništvo tistih vojakov, ki se niso utegnili izogniti aretaciji a so odgovorili nikalno na predlog, da bi vstopili v oborožene sile salojske republike in se raje odločili za trpljenje lagerjev in večkrat zaradi tega izgubili življenje. Odporništvo tistih, ki so presegli politične, verske, družbene, v naših krajih tudi narodnostne razlike in so združili sile v boju za svobodo. Odporništvo vseh tistih, ki jim ni bilo vseeno. Spomnimo se moramo, sklicujoč se na Calamandreija, kje je nastala Ustava naše republike.
Tudi to sodi med velika sporočila, ki nam jih je pustila Osvobodilna borba: da se nadvlada nad šibkejšimi uveljavi, ko je večini vseeno. Da jutri bomo lahko mi na vrsti če nam je vseeno, kaj se zgodi našemu bližnjemu. To je sporočilo Bertolda Brechta in še prej protestantskega pastirja Martina Niemollerja. Ko so nacisti prišli ponj komuniste nism rekel nič, ker nisem bil komunist. Ko so zaprli socialdemokrate nisem rekel nič, ker nisem bil socialdemokrat. Ko so vzeli sindikaliste, nisem rekel nič, ker nisem bil sindakalist. Potem so vzeli Jude in nisem rekel ničesar, ker nisem bil Jud. Potem so prišli pome in ni bilo več nobenega, ki bi lahko kaj rekel.
Mi imamo odgovornost, predvsem mlajše generacije imamo odgovornost, da preprečimo, da bi se vse to znova pripetilo. Trdim, da je odgovornost predvsem mlajših generacij, ker bi si lahko predstavljale, kot posledica tega da niso doživele v prvi osebi diktature, vojne, tragedij, ki so se zgodile, da se jih vse to ne tiče, da se ne more več zgoditi. To se je že pripetilo.
Bližajoča se stoletnica prve svetovne vojne naj nas nagovarja, vprašajmo se kakšno vlogo je igralo pri tistih vojnih napovedih dejstvo, da se v prejšnjih petdesetih letih evropske velesile niso medsebojno bojevale in na tak način je zbledelo razumevanje grozot vojne. Danes mislimo, da take grozote se ne morejo več pripetiti, vsaj ne pri nas. Tudi novice, ki jih vidimo vsak dan v dnevnikih se nam zdijo oddaljene, kot da se nas ne bi tikale. A se nas tičejo.
Kot prvo ker če živimo v globaliziranem svetu, kjer si predstavljamo, da lahko komuniciramo in se soočamo skoraj v živo s katerimkoli delom sveta, si ne moremo potem predstavljati, da lahko obrnemo enostavno pogled stran, da ne bi videli stvari, ki jih nočemo videti.
Kot drugič, ker mi nismo imuni. Nestrpnost, sovraštvo do različnega, želja po prevladi nad različnim niso stvari za katere bomo v bodočnosti dobili cepivo, ki bi veljalo zdaj in za vedno. So raje vsakodnevne nevarnosti, s katerimi se je treba vsakodnevno soočiti, jih preprečiti, jih odvrniti.
Zaradi tega moramo vzpostaviti stik med mladimi generacijami, zgodovino in spomini, jim omogočiti, da spoznajo tiste dogodke, jih vključiti, spodbuditi v njih vprašanje »Kaj bi jaz storil takrat? Kako bi se jaz ravnal? Sprejel bi svoje odločitve? Bi si prevzel svoje odgovornosti, do samega sebe in do drugih?« in druga vprašanja, mogoče še zahtevnejša, ker se jih ne sprega v pogojniku, od katerih se prvo, mogoče najvažnejše in najzahtevnejše, se glasi »Kaj delam jaz danes? Kako se ravnam? Si prevzemam svoje odgovonrosti, do samega sebe in do drugih?«
Gre se za razmišljanja, ki veljajo tako nasplošno kot v vsakdanjosti vsakega izmed nas, še posebno v takem okolju kot je naš, ki je vedno bil pluralen in je prav zaradi svoje pluralnosti večkrat nudil plodna tla nestrpnosti če ne celo želji po nadoblasti.
Trpljenja preteklosti so toliko let pustila sled v teh krajih in vplivale na njihov razvoj in bodočnost. Nove perspektive so se odprle v zadnjih letih, ozemlja, ki so bila preveč let umetno ločena ponovno postajajo ena sama celota, osebe se prosto premikajo. Tudi odnos s preteklostjo, ki je toliko let bil razlog ločevanja, se je vrnil v strujo normalnosti, tudi po zaslugi treh velikih predsednikov republike, Giorgia Napolitana, Danila Turka in Iva Josipovica, ki so dve leti od tega dali v prvi osebi velik doprinos k temu procesu.
Inštitucije imajo nalogo, da nadaljujejo na začrtani progi, da ohranijo korekten odnos z zgodovino, ne da bi jo skušale pogojevati ali spreminjati za svoje interese in s tem da raje podprejo vse tiste pobude, ki naj nudijo mladim možnost, da si postavijo vprašanja, ki sem jih prej omenil. Vsak izmed nas ima svoj delež vsakodnevne odgovornosti in angažiranosti. Tista vprašanja, ki so namenjena predvsem mladim se ne tičejo samo njih.
Veljajo na isti način za vsakega izmed nas. Tisti, ki mislijo, da te besede, te tematike niso še aktualne lahko dobijo v odgovor, takrat kot zdaj, besede Arriga Boldrinija, ki je bil odlikovan z zlato vojaško medajlo za hrabrost in je bil dolgoletni predsednik VZPI: »Skupno smo se borili, da bi povrnili svobodo vsem: tistim, ki so bili zraven, tistim, ki jih ni bilo in tudi tistim, ki so bili proti«. Ta povrnjena svoboda je dar, ki nam ga je pustila Osvobodilna borba in jo poveličujemo 25. aprila: dobro jo izkoristimo.
Il video della conferenza su Irredentismo adriatico / Posnetek konference o knjigi Irredentismo adriatico
Isha Trieste Koper
Gruppo studentesco presso l’Università di Trieste
in collaborazione con Istituto Saranz, Istituto di Storia del Movimento di Liberazione FVG, Biblioteca nazionale e degli Studi slovena, Facoltà di Studi Umanistici dell’Università del Litorale e Consiglio degli Studenti della Facoltà di Studi Umanistici
“Attualità di Irredentismo Adriatico nel centenario della pubblicazione”
venerdì 20 aprile 2012 a Trieste
Intervengono:
Antonio Trampus — Università Ca’ Foscari Venezia, Benetke
Anna Millo — Università di Bari “Aldo Moro” / Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione FVG
Fulvio Senardi — Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione
Borut Klabjan — Univerza na Primorskem, Koper
Marta Verginella — Univerza v Ljubljani
Maura Hametz — Old Dominion University, Norfolk, Virginia (USA)
Modera
Štefan Cok — ISHA Trieste Koper
Conferenza patrocinata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste e finanziata dai fondi ERDISU.
ISHA Trieste Koper
Študentska skupina na tržaški univerzi
v sodelovanju z
Inštitutom Livio Saranz
Inštitutom za zgodovino odporniškega gibanja FJK
Narodno in študijsko knjižnico
Fakulteto za humanistične študije Univerze na Primorskem Koper
Študentskim svetom Fakultete za humanistične študije
pod pokroviteljstvom Leposlovne fakultete Univerze v Trstu in s finančno podporo Erdisu
»Aktualnost dela Irredentismo adriatico ob stoletnici izida«,
petek 20. aprila 2012 v Trstu
Spregovorijo
Antonio Trampus — Università Ca’ Foscari Venezia, Benetke
Anna Millo — Università di Bari “Aldo Moro” / Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione FVG
Fulvio Senardi — Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione
Borut Klabjan — Univerza na Primorskem, Koper
Marta Verginella — Univerza v Ljubljani
Maura Hametz — Old Dominion University, Norfolk, Virginia (USA).
Vodil bo
Štefan Čok — ISHA Trieste Koper.
Oggi l’ISHA Trieste-Koper (come gruppo studentesco presso l’università di Trieste) organizza, in collaborazione con Istituto Saranz, Istituto di Storia del Movimento di Liberazione FVG, Biblioteca nazionale e degli Studi slovena, Facoltà di Studi Umanistici dell’Università del Litorale e Consiglio degli Studenti della Facoltà di Studi Umanistici la conferenza “Attualità di Irredentismo Adriatico nel centenario della pubblicazione”
La conferenza si terrà in SALA TESSITORI, PIAZZA OBERDAN 5, ALLE 15.30
Interverranno:
Antonio Trampus – Università Ca’ Foscari Venezia, Benetke
Anna Millo – Università di Bari “Aldo Moro” / Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione FVG
Fulvio Senardi – Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione
Borut Klabjan – Univerza na Primorskem, Koper
Marta Verginella – Univerza v Ljubljani
Maura Hametz – Old Dominion University, Norfolk, Virginia (USA)
Modera
Štefan Cok – ISHA Trieste Koper
La conferenza è patrocinata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste e finanziata dai fondi ERDISU.
International Students of History Association Trieste Koper
Študentska skupina na tržaški univerzi
v sodelovanju z
Inštitutom Livio Saranz
Inštitutom za zgodovino odporniškega gibanja FJK
Narodno in študijsko knjižnico
Fakulteto za humanistične študije Univerze na Primorskem Koper
Študentskim svetom Fakultete za humanistične študije
pod pokroviteljstvom Leposlovne fakultete Univerze v Trstu
vabi na konferenco
»Aktualnost dela Irredentismo adriatico ob stoletnici izida«,
v petek, 20. aprila 2012, s pričektom ob 15.30 v Trstu
v dvorani Tessitori (trg Oberdan 5).
Spregovorili bodo
Antonio Trampus – Università Ca’ Foscari Venezia, Benetke
Anna Millo – Università di Bari “Aldo Moro” / Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione FVG
Fulvio Senardi – Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione
Borut Klabjan – Univerza na Primorskem, Koper
Marta Verginella – Univerza v Ljubljani
Maura Hametz – Old Dominion University, Norfolk, Virginia (USA).
Vodil bo
Štefan Čok – ISHA Trieste Koper.
Da oggi a domenica l’ISHA Trieste-Capodistria (Associazione internazionale degli studenti di storia-sezione transfrontaliera Trieste Capodistria) di cui sono presidente ospita il seminario internazionale degli studenti di storia dell’area adriatica “Incontri adriatici”. Qui sotto il programma :)
Od danes do nedelje gosti ISHA Trst-Koper (Mednarodna zveza študentov zgodovine-čezmejna sekcija Trst Koper), kateri predsedujem, mednarodni seminar študentov zgodovine jadranskega prostora “Jadranska srečanja”. Tu spodaj program :)

In questi giorni si discute molto se sia giusto o meno che i partiti ricevano denaro pubblico. Ora alcuni presupposti devono esserci. Senza queste norme la politica sarebbe affare di coloro i quali hanno alle proprie spalle sufficiente forza finanziaria (coloro i quali sono in genere considerati come “ricchi”). Il secondo presupposto è che tali forme di sostegno esistono, in forme diverse, in tutti i paesi europei.
Dopo aver chiarito questi due elementi vanno però aggiunte alcune cose: innanzitutto che dovrebbe essere chiaro che se in un momento di crisi destini meno risorse a tutti i partiti non possono essere esclusi da questo discorso ed è quindi giusto ridurre i fondi. Anche i partiti dovranno risparmiare come tutti gli altri. In secondo luogo ci sono troppi soldi destinati direttamente o indirettamente all’attività politica che non sono sotto un controllo rigoroso. Mi rendo ben conto che determinate cose sono dal punto di vista formale molto diverse. I fondi che per es. i parlamentari ricevono per i propri collaborati sono cosa totalmente diversa dai fondi che ricevono i partiti. Per l’opinione pubblica però tutto ciò fa parte (giustamente) del concetto generale di costi della politica, si attende quindi dei risparmi e maggiore trasparenza in tutto ciò. Tutte i contributi dovrebbero essere pubblici e facilmente verificabili, così come dovrebbero essere pubbliche tutte le spese (ciò significa per cosa hai utilizzato i fondi che hai ricevuto).
Queste sono cose generali che dovrebbero valere per legge. Altra cosa sono poi le responsabilità dei singoli partiti che devono vigilare anche al proprio interno su queste cose. Vorrei sottolineare per esempio che i conti del Partito Democratico vengono controllati e certificati ogni anno da un’agenzia esterna (p.s. anche questo costa!), sono a disposizione sul sito del partito. Serve però lo stesso maggiore impegno. Quanto saremmo più credibili adesso parlando di queste cose se non avessimo avuto il caso Lusi poco tempo fa? Penso che già la risposta a questa domanda ci dica molto.
V teh dneh je veliko govora o tem, ali je pravilno, da dobivajo stranke javni denar. Zdaj, nekaj predpostavk mora biti. Brez takih določil bi si lahko politiko dovolili le tisti, ki imajo za sabo dovolj finančne moči (tisti, ki se jih ponavadi smatra za “bogate”). Druga predpostavka je, da take oblike podpore obstajajo, v eni ali drugačni obliki, v vseh evropskih državah.
Potem ko sem razčistil ta dva elementa pa gre dodati par stvari: kot prvo, da bi moralo biti jasno, da če v trenutku krize nameniš manj sredstev vsem stranke ne morejo biti izven tega. In torej je prav, da se sredstva zmanjša. Tudi stranke bodo pač varčevale, kot vsi ostali. Kot drugo je preveč denarja, ki je posredno ali neposredno namenjen političnemu delovanju, ki ni pod strogo kontrolo. Dobro se zavedam, da se iz formalnega vidika določene stvari medsebojno močno razlikujejo. Sredstva, ki jih npr. parlamentarci dobijo za svoje sodelavce so nekaj bistveno različnega od sredstev, ki jih dobijo stranke. Za širšo javnost pa vse to sodi (upravičeno) v splošni pojem stroškov politike, pričakuje si torej varčevanje in večjo transparentnost pri vsem tem. Vsa sredstva bi morala biti javna in zlahka preverljiva, tako kot bi morali biti javni vsi izdatki (to pomeni čemu si uporabil denar, ki si ga dobil).
To so splošne stvari,ki bi morale pač veljati po zakonu. Druga stvar pa je tudi odgovornost posameznih strank, ki morajo tudi v svoji sredi skrbeti za te stvari. Podčrtal bi npr., da je račune Demokratske stranke pregledala in odobrila vsako leto zunanja služba (p.s. tudi to stane!), so na razpolago na spletni strani stranke. Vseeno pa je treba več truda. Koliko bi bili kredibilnejši zdaj ko govorimo o teh stvareh če ne bi imeli npr. afere Lusi pred kratkim? Mislim, da nam že odgovor na to vprašanje dosti pove.